Il 90% dei gin "artigianali" non lo sono. E tu lo sai già.

Il 90% dei gin "artigianali" non lo sono. E tu lo sai già.

Diciamocelo chiaramente.

Il mercato dei gin "artigianali" è diventato un circo. Ogni anno escono decine di nuove bottiglie con etichette curate, nomi evocativi, storie di tradizioni familiari e botaniche raccolte a mano sotto la luna piena.

E dentro? Spesso un distillato neutro comprato all'ingrosso, aromatizzato in fretta e imbottigliato con una grafica da agenzia creativa.

Non è artigianalità. È marketing travestito da passione.


Il problema non è il gin. È la parola "artigianale".

"Artigianale" è diventata la parola più abusata del settore spirits. La usano tutti — i piccoli produttori veri, le multinazionali con una linea premium, i brand nati in un ufficio di Milano con un contratto di conto-terzismo firmato il giorno prima.

Il risultato è che il consumatore non sa più cosa sta comprando. Paga il premium di un prodotto artigianale e spesso riceve qualcosa di industriale con un'etichetta più bella.

Questo ci fa arrabbiare. Molto.


Come si riconosce un distillato artigianale vero?

Non dall'etichetta. Non dal prezzo. Non dalla storia sul sito.

Si riconosce da quello che c'è nel bicchiere.

Un gin artigianale vero ha una personalità precisa — riconoscibile, coerente, non intercambiabile. Non assomiglia agli altri. Non cerca di piacere a tutti. Ha delle scelte dietro — botaniche selezionate con una logica, una ricetta che non cambia per inseguire le mode, un processo produttivo che lascia un'impronta reale nel prodotto finale.

Se bevi un gin e pensi "buono, ma potrebbe essere qualsiasi cosa" — non è artigianale. È anonimo.


Le mode che hanno rovinato il gin.

Negli ultimi anni il mercato ha prodotto ondate di gin tutti uguali:

Prima il gin al cetriolo. Poi quello alla fragola. Poi il gin rosa — il grande inganno collettivo, colorato con petali di ibisco per sembrare diverso e vendere di più. Poi il gin al tè, al matcha, alla lavanda.

Ogni tendenza ha generato decine di prodotti fotocopia, ognuno convinto di essere unico perché aveva un ingrediente di moda.

Il problema non è l'ingrediente. Il problema è che quegli ingredienti non raccontano niente — sono espedienti per intercettare un trend, non scelte identitarie.


SD Distillery non ha mai inseguito una moda.

BoombasticGin è un London Dry. Erbaceo, secco, prepotente. La sua ricetta non è cambiata perché il mercato chiedeva qualcosa di più dolce o di più colorato.

Ginight ha la violetta perché la violetta è parte dell'identità del gin — non perché i gin floreali vendevano bene quell'anno.

MonGin ha il limoncello di Costiera Amalfitana perché quella è una scelta di territorio, non di tendenza.

CaramelGin ha il caramello naturale perché crea una complessità reale nel distillato — non per sembrare originale.

L'Elixir Amaricante ha trenta erbe distillate a freddo perché è l'unico modo per ottenere quel profilo aromatico — non perché fosse la strada più semplice.

Ogni scelta ha una ragione. Ogni ragione è nel bicchiere.


Perché te lo diciamo.

Non per fare i superiori. Non per sminuire chi lavora diversamente.

Te lo diciamo perché crediamo che chi spende i propri soldi per un distillato artigianale meriti di sapere cosa sta comprando. Meriti un prodotto che mantiene quello che promette. Meriti qualcosa che, quando lo apri, vale la pena aprire.

Il mercato ti ha abituato a pagare per le storie. Noi vogliamo che tu paghi per il contenuto.


La differenza è nel bicchiere. Sempre.

Scopri i distillati SD Distillery su www.sddistillery.it — e giudica tu stesso.

Torna al blog

Lascia un commento